L’approfondimento
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Ipoglicemia = condizione caratterizzata da ridotta presenza di glucosio
nel sangue, al di sotto dei valori normali (compresi tra 80 e 100 mg/dl a
digiuno, inferiori a 140 mg/dl dopo i pranzi). Viene considerata tale una
situazione con valori di glicemia inferiori a 50 mg/dl, con conseguente
sofferenza dell’organismo e del sistema nervoso centrale, a causa del
deficit energetico cellulare.
La gravità
dell’ipoglicemia è correlata oltre che al livello di glucosio nel sangue,
anche ai sintomi che ne derivano ed in particolare alla necessità o meno
di assistenza altrui.
Cause:
eccesso
di insulina rispetto al fabbisogno, insufficiente apporto glucidico (di
zuccheri), imprevista attività fisica. L’attività fisica intensa può
portare anche a glicemie tardive, che si possono manifestare fino a 24 ore dopo
l’evento. Al fine di evitarle è importante l’uso di spuntini e
l’assunzione di fibre alimentari dopo un prolungato o intenso sforzo.
Sintomi:
I
sintomi sono ripetitivi (fondamentalmente sempre gli stessi per la medesima
persona) e graduali, cos’ da poter essere facilmente interpretati al primo
comparire e d permettere un tempestivo intervento.
I
sintomi psichici possono perdurare anche diverse ore dopo la normalizzazione
della glicemia.
Azioni di controregolazione:
il
nostro organismo tende ad opporsi all’ipoglicemia, sia mediante rilascio di
glucosio da parte del fegato, si attraverso l’azione di ormoni, quali le
catecolamine e l’ormone GH ( o della crescita), in grado di produrre glucosio
a partire dalle proteine. Le catecolamine sono responsabili dei dolori
addominali e della nausea spesso associati alle ipoglicemie, a causa
dell’effetto di vasocostrizione che tali ormoni esercitano.
Rimedi:
Dopo
la crisi attendere di raggiungere una glicemia di sicurezza di almeno 180 mg/dl
prima di riprendere la terapia insulinica normale.
Si
raccomanda di far seguire all’assunzione degli zuccheri rapidi anche
dell’amido, necessario a normalizzare la glicemia e a riformare le riserve del
fegato. |